Luoghi d’interesse Collemezzano

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Statua di Leopoldo II

La statua di Leopoldo II, situata nella centrale Piazza del Duomo di Pietrasanta, è un significativo esempio di scultura ottocentesca e un simbolo storico per la città. Realizzata nel 1848 dal rinomato scultore Vincenzo Santini, la statua celebra il granduca di Toscana Leopoldo II, che fu considerato dai suoi sudditi come un sovrano benevolo e illuminato.

Originariamente, la statua era accompagnata da una lapide con l’iscrizione “Al buon padre Leopoldo,” un tributo che sottolineava l’affetto e il rispetto che il popolo toscano nutriva per il loro granduca. Tuttavia, questa lapide è andata perduta nel corso degli anni, probabilmente a causa di eventi storici o atti di vandalismo.

La statua presenta due evidenti segni di colpi d’arma da fuoco: uno sopra e uno sotto il ginocchio destro. Questi danni, che potrebbero essere stati inflitti durante i tumultuosi eventi politici del XIX secolo, testimoniano i periodi di instabilità e le tensioni che hanno attraversato la regione. In particolare, il Risorgimento italiano, un movimento che portò all’unificazione dell’Italia, fu caratterizzato da numerosi conflitti e atti di protesta contro le autorità preesistenti.

S. Pietro in Palazzi e la Cinquantina

Dopo l’istituzione della nuova parrocchia di S. Antonio da Padova in Collemezzano Alto, gli abitanti della parte bassa del territorio fino al mare, chiamata “Palazzi di Collemezzano”, rimasero sotto la giurisdizione del parroco di Cecina. Questa disposizione, stabilita dal Decreto dell’Arcivescovo di Pisa, Micallef, il 14 agosto 1874, fu mantenuta fino alla sua revoca. Successivamente, vennero inclusi nella parrocchia anche i residenti lungo la via Regia Livornese e la strada provinciale di Riparbella per facilitare l’osservanza delle pratiche religiose.

Nel 1884, gli abitanti del territorio, affidato provvisoriamente alla parrocchia dei Santi Giuseppe e Leopoldo di Cecina, erano circa un migliaio. Il sacerdote Berardo Berardi si lamentava della mancanza di compenso da parte della Diocesi di Pisa per il suo ministero. Con decreto del 5 giugno 1892, tutto il territorio di Collemezzano-Palazzi fu staccato civilmente dal Comune di Riparbella per passare a quello di Cecina, quando gli abitanti della frazione erano 1547.

L’Arcivescovo di Pisa, Cardinale Pietro Maffi, benedì il nuovo Cimitero di Collemezzano nel 1905. Durante una visita, a causa di un guasto dell’auto a Palazzi, si rese conto delle necessità religiose locali e propose la costruzione di una chiesa, che fu realizzata l’8 luglio 1928 con la celebrazione della prima Messa nel nuovo edificio sacro. La parrocchia di “S. Pietro in Palazzi” si sviluppò notevolmente, distaccandosi da quella di Collemezzano.

Custagneto Carducci e Bolgheri

Il nome “Castagneto Carducci” risale al 1907, quando fu deciso di rinominare il paese in onore del celebre poeta Giosuè Carducci, che vi abitò per parte della sua vita. Prima di allora, il paese era conosciuto come “Castagneto Marittimo”, un nome che rifletteva la sua vicinanza al mare e la presenza di vasti boschi di castagni.

La storia di Castagneto Carducci è strettamente legata alla famiglia dei conti della Gherardesca, una delle più antiche e potenti dinastie nobiliari della Toscana. I rapporti tra i conti della Gherardesca e gli abitanti del luogo non furono sempre idilliaci, specialmente riguardo agli usi civici, diritti che consentivano ai cittadini di utilizzare le terre comuni per il pascolo e altre attività agricole. Queste tensioni riflettono le complesse dinamiche sociali ed economiche del periodo, caratterizzate da conflitti tra le autorità feudali e le comunità locali.

Uno dei punti più celebri della zona è il magnifico viale dei cipressi che collega San Guido a Bolgheri, realizzato nel XVIII secolo. Questo viale fu immortalato nei celebri versi di Giosuè Carducci nella sua poesia “Davanti San Guido”, dove descrive la bellezza e la serenità del paesaggio toscano, contribuendo a renderlo un simbolo letterario e turistico della regione.

Il Castrum Caecinae e il Forte del Fitto

Tra il 720 e il 990, a Cecina esisteva un fortilizio chiamato “Castrum Caecinae”, situato su una collina nota come “del Fitto”. Questo castello, che ha segnato la storia locale per secoli, fu in gran parte distrutto dai bombardamenti del 1943-44. Scavi archeologici del 1878, condotti da George Dennis, ne avevano già confermato l’antichità. Nel 1962, le ruspe comunali eliminarono le rovine, gettandole nel fiume sottostante. Accanto al castello, nel XIII secolo, esisteva un piccolo ospedale fondato dai Templari, utile sia per i residenti che per i viaggiatori della “via delle Maremme”.

Memorie antiche

Inizio la presentazione delle ricerche storiche sul territorio della “Bassa Val di Cecina”, con l’intento di approfondire il periodo dell’Ottocento e proporre una riflessione sulla regione: cos’è la Toscana? Non è solo la più bella parte dell’Italia centrale e uno dei luoghi più incantevoli del mondo, ma è anche “un’entità geografica” caratterizzata da torri e castelli medievali che svettano su ampie vallate, custodendo il passaggio di strade, popoli e culture. La Toscana è stata nei secoli e continua a essere “un centro vitale” di attività umane, terra di scienziati, poeti, artisti e santi. È la verde armonia del paesaggio, un incontro con dolci colline che si perdono all’orizzonte, tra uliveti e vigneti. Infine, possiamo dire che è “una realtà vivente” con il suo cuore “palpitante di storia secolare”. Riscoprire le memorie sepolte nel passato e la propria identità significa ritrovare per tutti “il senso della vita nel territorio”, intesa come un continuo divenire. Sui gonfaloni di tutti i Comuni, c’è sempre una “figura dominante”; in quello del Comune di Cecina, troviamo “un ponte sul fiume” che ha lo stesso nome della città ed è “il quinto in Toscana”, con i suoi 74 km di lunghezza. Il ponte sullo stemma esprime “l’abbraccio” tra passato e presente, nel contesto di tutta la geografia umana che qui si è concretizzata nel tempo. Che gioia parlare della nostra Cecina attraverso queste pagine, anche se chi scrive è per nascita pisano. Cosa presenta di particolare questo Comune toscano, appartenente alla Provincia di Livorno? È un caso poco frequente in Italia: un centro urbano sorto “dal nulla” nell’arco di un secolo.